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lunedì 6 maggio 2013

Capanno a Marina, Napolitano dà ragione alla Duna degli Orsi

http://www.ravenna24ore.it/news/ravenna/0033986-capanno-marina-napolitano-ragione-alla-duna-degli-orsi


L'Italia avrà anche i suoi problemi ma Giorgio Napolitano - o chi per lui - ha trovato il tempo per valutare il caso di un capanno nel litorale di Marina. E ha dato ragione alla Duna degli Orsi. A fornire l'informazione del ricorso straordinario al presidente della Repubblica è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna. "Brecht racconta del mugnaio incappato nei soprusi di un nobile che, avendo cercato, invano, giustizia in tutti i possibili tribunali della Prussia, decise di arrivare a Federico II “il Grande”, dicendo: 'Sono venuto qui perché c' è un giudice a Berlino'. Il pover' uomo ne ebbe finalmente giustizia. Lo stesso è successo alla Duna degli Orsi ", commenta il consigliere comunale.
"Siamo nel 2007, ricorda Ancisi. Il proprietario del capanno n. 55, uno dei tanti storici e caratteristici capanni esistenti sul litorale di Marina di Ravenna, lo aveva messo in vendita, gravato da consistenti mancate manutenzioni. Siccome insisteva nell’area della propria concessione demaniale, la Duna decise di acquistarlo per proprio uso. A seguito del crollo di alcune assi marcite che rischiavano di far precipitare tutto, dovette provvedere a ripristinarlo, limitandosi alla sostituzione del telaio. Ma il Comune piombò sui lavori ancora in corso, verbalizzando abusi compiuti. La Duna si oppose esponendo le proprie ragioni. Tanto che “lo stesso ufficio demaniale del comune di Ravenna con nota del 26 agosto 2008 - è scritto nella sentenza di Napolitano - aveva comunicato che era stata comprovata la remissione in pristino stato dei manufatti insistenti sulle concessioni demaniali e pertanto il procedimento era stato archiviato”. Ma nel 2011, dopo il famoso blitz della polizia municipale alla Duna il 25 aprile 2009, è arrivata l’ingiunzione di demolizione del capanno, contro cui la Duna è ricorsa a Napolitano. Richiesto due volte di chiarimenti, il sindaco ha insistito a giustificare quella che più volte ha chiamato “doverosa reazione repressiva a fronte di un palese illecito edilizio e paesaggistico”. In sostanza, la Duna era stata dichiarata colpevole di reato per non essersi munita di un nuovo permesso di costruzione e per non aver rispettato le dimensioni del capanno. In realtà, il capanno era stato addirittura ridotto da m. 3,45 x 2,24 a m. 3,00 x 2,02 “su indicazioni formulate dallo stesso ufficio del demanio del comune - è scritto nella sentenza - diminuendolo nelle sue dimensioni per riportarlo alla misura originaria (oltre ad eliminare la pavimentazione in lastre di cemento, una scalinata in legno e un forno metallico)”. Avrebbe se mai meritato un premio al valore ecologico/ambientale per aver restaurato un rudere diminuendone l’impatto.

Un sopruso inimmaginabile dell’amministrazione comunale, ma per fortuna che “c’è un giudice al Quirinale” anche per la Duna.





Brecht racconta del mugnaio incappato nei soprusi di un nobile che, avendo cercato, invano, giustizia in tutti i possibili tribunali della Prussia, decise di arrivare a Federico II “il Grande”, presentando col dire: «Sono venuto qui perché c' è un giudice a Berlino”. Dal quale il pover' uomo ebbe finalmente giustizia. Lo stesso è successo alla Duna degli Orsi, perché anche in Italia c’è un giudice nella capitale, che è il presidente della Repubblica, nella persona di Giorgio Napolitano, a cui è dovuta ricorrere, con un ricorso straordinario, contro un sopruso inimmaginabile dell’amministrazione comunale. Nella storia che racconto di seguito, le parti tra virgolette sono tratte dalla sentenza di Napolitano favorevole alla Duna.

Siamo nel 2007.
 Il proprietario del  capanno n. 55, uno dei tanti esistenti sul litorale di Marina di Ravenna, lo aveva messo in vendita, gravato da consistenti mancate manutenzioni. Siccome insisteva nell’area della propria concessione demaniale, la Duna decide di acquistarlo per proprio uso. A seguito del crollo di alcune assi marcite che rischiavano di far crollare tutto il manufatto, decise di provvedere “al ripristino dell’opera originaria su indicazioni formulate dallo stesso ufficio del demanio del comune”, limitandosi alla sostituzione del telaio Ma il Comune piombò sui lavori ancora in corso, verbalizzando abusi compiuti. La Duna si oppose esponendo le proprie ragioni. Tanto che  “lo stesso ufficio demaniale del comune di Ravenna con nota del 26 agosto 2008 aveva comunicato che era stata comprovata la remissione in pristino stato dei manufatti insistenti sulle concessioni demaniali e pertanto il procedimento era stato archiviato”.
 Ma nel 2011, dopo i fatti famosi del 25 aprile 2009, è arrivata l’ingiunzione di demolizione del capanno, contro cui la Duna è ricorsa a Napolitano. Richiesto due volte di chiarimenti, il sindaco ha insistito  a giustificare (così ha più volte scritto) “la doverosa reazione repressiva a fronte di un palese illecito edilizio e paesaggistico. In sostanza, la Duna era colpevole di non essersi munita di un nuovo permesso di costruzione e non aveva rispettato le dimensioni del capanno. In realtà, su indicazione dell’ufficio demanio, la Duna aveva ridotto il capanno  da m. 3,45 x 2,24 a m. 3,00 x 2,02, “su indicazioni formulate dallo stesso ufficio del demanio del comune - è scritto nella sentenza - diminuendolo nelle sue dimensioni per riportarlo alla misura originaria (oltre ad eliminare la pavimentazione in lastre di cemento, una scalinata in legno e un forno metallico)”. Avrebbe perciò meritato un premio al valore ecologico/ambientalistico. Quella che gli ha riconosciuto Napolitano così sentenziando: “È   evidente che, riducendo le dimensioni del manufatto, il risultato non può essere un capanno identico a quello demolito; e perciò giustamente il ricorrente lamenta la contraddittorietà del comportamento del comune e l’ illogicità delle contestazioni mosse al ricorrente. D’altra parte il ricorrente fa presente che, trattandosi di semplici capanni in legno, le concessioni demaniali venivano rilasciate indicandone soltanto l’ubicazione e le dimensioni, senza un progetto in relazione al quale si possa configurare una difformità dell’opera realizzata che non sia quella relativa alle predette indicazioni”.
La partita è definitivamente persa dal Comune, che potrebbe ricorrere al TAR, ma solo per errori di procedura. Se, per assurdo, il ricorso fosse accolto dal TAR, la Duna potrebbe ricorrere al Consiglio di Stato, che, decidendo definitivamente, non potrebbe che confermare la sentenza di Napolitano perché istruita riportando fedelmente il parere richiestogli da lui stesso.
Il Comune farebbe bene, invece, a rispondere subito alla diffida che l’avvocato della Duna gli ha ora inviato, in conformità alla sentenza, “a provvedere all’immediato rilascio della concessione demaniale di cui la Duna è titolare adeguatamente prorogata alla data 31.12.2020”, nonché “a concludere il procedimento entro i termini di rito comunicando preventivamente data del procedimento ed estremi del responsabile”. Più passa il tempo e più il Comune dovrà pagare, a seguito dell’inevitabile causa civile,i danni arrecati alla Duna con la tutt’altro che “doverosa azione repressiva”. 
Perché “c’è un giudice al Quirinale” anche per la Duna.


Alvaro Ancisi, capogruppo
Ravenna 6 maggio 2013




COMUNE DI RAVENNA
GRUPPO CONSILIARE “LISTA PER RAVENNA”
Piazza del Popolo n. 1 - 48100  Ravenna
tel. 0544 48 22 25          fax 0544 48 25 32
e-mail: grulistara@comune.ra.it
www.ancisi.org

Il corpo del reato













domenica 5 maggio 2013

Firmato Giorgio Napolitano contro il Comune di Ravenna. Sulla proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti DECRETA Il ricorso straordinario citato in epigrafe è accolto.

Il Presidente Giorgio Napolitano
12 febbraio 2013
 accoglie il ricorso contro il Comune di Ravenna



VISTO il ricorso straordinario del Presidente della Repubblica , proposto da Tondini Roberto  per l’annullamento  dell’ingiunzione n. 3899/2007 –P-G- 49788/2007 del 18/03/2011 emessa dal comune di Ravenna;

VISTO il testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n 1054 e successive modificazioni;

VISTO il regio decreto 21 aprile 1942, n. 444, che approva il regolamento per l’esecuzione della legge sul Consiglio di Stato e successive modificazioni;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199 , recante norme per la semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi;

UDITO il parere n. 4999/12 , numero affare 04978/2011, espresso dal Consiglio di Stato – sezione prima nell’adunanza del 24 ottobre 2012, il cui testo è allegato al presente decreto e le cui considerazioni si intendono qui integralmente riprodotte;

Sulla proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

DECRETA

Il ricorso straordinario citato in epigrafe è accolto.

Roma, Addi 12 feb 2013

Giorgio Napolitano




REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato
Sezione Prima
Adunanza di sezione del 24 ottobre 2012


Numero affare 04978/2011      
Oggetto:
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor Roberto Tondini nato a Ravenna il 10 maggio 1962 ed ivi residente contro il comune di Ravenna per l’annullamento dell’ingiunzione a demolire un capanno sull’arenile demaniale.

LA SEZIONE

Vista la relazione 14 novembre 2011 n. 14989 con la quale il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, direzione generale per i porti, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;
visto il ricorso datato 15 luglio 2011;
visto il parere interlocutorio emesso dalla Sezione il 4 aprile 2012;
viste le controdeduzioni del comune di Ravenna;
esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Rocco Antonio Cangelosi;




Premesso:
Il comune di Ravenna. A seguito di accertamento di illecito riguardante l’esecuzione di opere abusive, con provvedimento        P.G. 49788/2007 notificato ai sensi dell’articolo di procedura civile il 28 marzo 2011 ingiungeva al signor Roberto Tondini, ai sensi degli articoli 9 e 11 della legge regionale dell’Emilia Romagna 21 ottobre 2004 n. 23, di demolire il capanno balneare, già in precedenza detenuto da altro titolare, di cui il medesimo ha la disponibilità. L’amministrazione comunale di Ravenna ritiene che tale capanno costituisca il risultato di un’attività illecita in quanto realizzato in area gravata da vincolo paesaggistico - ambientale, , in assenza del preliminare rilascio di specifici titoli edilizi e paesaggistici in sostituzione di un precedente manufatto, con dimensioni, planimetria, e sagoma diversi dalla costruzione preesistente.
Il signor Tondini con il ricorso straordinario in esame ha impugnato il provvedimento, ritenendolo viziato da violazione di legge, eccesso di potere per contraddittorietà dell’azione amministrativa, violazione del principio di trasparenza e ragionevolezza. Sostiene il ricorrente di aver provveduto, a seguito delle comunicazioni di avvio del procedimento ricevute dagli uffici competenti, al ripristino del capanno nello stato indicato in concessione su indicazioni formulate dallo stesso ufficio del demanio del comune, limitandosi alla sostituzione del telaio in quanto il precedente capanno era crollato visto il cattivo stato della struttura in legno, dovuta alla vetustà e alla pessima manutenzione.
L’amministrazione, nelle sue controdeduzioni, rileva che l’art. XII 1 comma 1, del regolamento urbanistico edilizio prevede che in caso di crollo accidentale è possibile la ricostruzione del manufatto, purché la ricostruzione sia munita di idoneo titolo abilitativo. Nel caso di specie , invece, l’intervento di ricostruzione del capanno è stato realizzato senza ottemperare alle specifiche disposizioni previste per i crolli accidentali non essendo stato richiesto alcun titolo abilitativo alla ricostruzione di quanto crollato. Inoltre poiché il capanno presentava dimensioni e sagoma diverse come evidenziato dalla capitaneria di porto con verbale n. 13541/2005, esso non poteva essere considerato il risultato di un intervento di manutenzione ordinaria, né una fedele ricostruzione realizzata del capanno, ma una vera e propria nuova costruzione realizzata senza permesso a costruire ed autorizzazione ambientale, trattandosi di area soggetta a vincolo paesaggistico ambientale ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, che comporta , in caso di mancata acquisizione dell’autorizzazione ambientale, la sanzione della demolizione , prevista anche dalla legge regionale n. 23 del 2004.
Il comune di Ravenna, nelle controdeduzioni sollecitate dalla Sezione col parere interlocutorio sopra indicato, ha precisato che il nuovo manufatto è completamente in legno e, rispetto alla precedente costruzione che aveva dimensioni di m. 3,45 x 2,24, ha dimensioni planimetriche di m. 3,00 x 2,02, escludendosi in tal modo che il medesimo possa considerarsi una fedele ricostruzione di quello precedente.
Considerato:
Nel territorio del comune di Ravenna, lungo il litorale e nell’ambito del demanio marittimo, insistono da tempo immemorabile numerosi capanni di legno ad uso balneare consentiti con concessione del demanio marittimo in favore dell’associazione dei “capannisti balneari” di Ravenna che rappresenta i concessionari dei singoli capanni.
Osserva la Sezione che nel caso di specie il ricorrente ha provveduto al ripristino dell’opera originaria su indicazioni formulate dallo stesso ufficio del demanio del comune, diminuendolo nelle sue dimensioni per riportarlo alla misura originaria (oltre ad eliminare la pavimentazione in lastre di cemento, una scalinata in legno e un forno metallico); e lo stesso ufficio demaniale del comune di Ravenna con nota del 26 agosto 2008 aveva comunicato che era stata comprovata la remissione in pristino stato dei manufatti insistenti sulle concessioni demaniali e pertanto il procedimento era stato archiviato. E’ evidente che, riducendo le dimensioni del manufatto, il risultato non può essere un capanno identico a quello demolito; e perciò giustamente il ricorrente lamenta la contraddittorietà del comportamento del comune e        l’ illogicità delle contestazioni mosse al ricorrente. D’altra parte il ricorrente fa presente che, trattandosi di semplici capanni in legno, le concessioni demaniali venivano rilasciate indicandone soltanto l’ubicazione e le dimensioni, senza un progetto in relazione al quale si possa configurare una difformità dell’opera realizzata che non sia quella relativa alle predette indicazioni.
Il ricorso, pertanto, è fondato e va accolto , annullando il provvedimento impugnato.

P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso debba essere accolto.

L’ESTENSORE
Rocco Antonio Cangelosi

IL PRESIDENTE
Raffaele Carboni

IL SEGRETARIO
Gabriella Allegrini



La storia


Decidemmo di comprare un piccolo e vecchio  capanno di legno di 6 metri quadrati  presente nella nostra concessione.
Il vecchio proprietario aveva commesso degli abusi edilizi ed aveva dei procedimenti a carico 
Per poterlo comprare il capanno doveva essere "rimesso in pristino".

Su indicazione dell'ufficio del Demanio del Comune di Ravenna  provvedemmo  al  ripristino eliminando gli abusi diminuendone  le dimensioni, sostituendone  il telaio marcio  e le assi di legno in pessime condizioni. Riportammo il capanno alla forma originaria come da istruzioni dei funzionari comunali.
L' ufficio demaniale  del Comune di Ravenna  nell'agosto del 2008 comunicava che il procedimento per gli abusi precedenti veniva archiviato.

Facciamo presente che, come per tutti gli altri capanni presenti sul litorale trattandosi di  semplici capanni in legno presenti sull'arenile da almeno 50 anni, le concessioni demaniali venivano rilasciate indicandone solo l'ubicazione e le dimensioni.

Nel marzo del 2011 il Sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci ci ingiungeva di demolire il capanno balneare in quanto secondo lui era  oggetto di un'attività illecita  nonostante l' ufficio comunale del demanio  avesse archiviato il procedimento e  cancellato il verbale penale a nome del precedente proprietario.

 “la doverosa reazione repressiva a fronte di un palese illecito edilizio e paesaggistico" . cit Sindaco Fabrizio Matteucci

Abbiamo provveduto  quindi ad  impugnare il provvedimento del Comune di Ravenna  attraverso il ricorso straordinario di fronte al Capo dello Stato consapevoli dell'eccezionalità e della difficoltà di ottenere un risultato favorevole, ma graniticamente  consapevoli della nostra  verità e dell'onestà che sempre ha contraddistinto il nostro lavoro .

Il provvedimento del Sindaco era  viziato da violazioni di legge, eccesso di potere per contraddittorietà dell'azione amministrativa e violazione del principio di trasparenza e di ragionevolezza.

Il giorno 18 aprile 2013 in concomitanza del processo per il "25 aprile 2009 " abbiamo ricevuto la posta certificata da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ci trasmetteva il decreto di accoglimento del nostro ricorso da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Uno degli ultimi atti del Presidente della Repubblica è stato l'accoglimento del  ricorso straordinario della Duna degli Orsi contro il Comune di Ravenna nella persona del suo Sindaco.

Siamo dovuti ricorrere al Capo dello Stato per dimostrare per l'ennesima volta la nostra innocenza di fronte agli eccessi  di potere del Comune di Ravenna nei nostri confronti, di fronte all'ennesima vessazione di un'amministrazione talmente concentrata su di noi da non accorgersi quello che invece succede attorno a noi. 
Non abbiamo mai visto un simile accanimento da parte di un Sindaco nei confronti di una famiglia di  imprenditori. 
Un accanimento tale che ci ha costretti a sospendere le attività,  che ci ha privato di energie e risorse, che ci sta sfiancando costringendoci a considerare l'idea di abbandonare la località e di cambiare mestiere.
5 stagioni di guerra insostenibile per chiunque.
Ma siamo consapevoli del fatto che ribellarsi al "sistema" comporta un prezzo molto alto.

La sentenza del 18 aprile  ci condanna sulla base delle dichiarazioni del Comandante della Polizia Municipale che quel 25 aprile 2009 dichiarò che la musica era  a tutto volume quando invece l'impianto stereo era spento e non era in corso alcun trattenimento danzante. La musica proveniva dagli stabilimenti balneari vicini. 
E' la sua parola contro la realtà dei fatti. Contro le immagini delle videocamere di sorveglianza. Contro la parola dei nostri testimoni.
E' la parola di un Sindaco che si inventa 49 coma etilici per nutrire il suo sballo ed armare le sue armi nella lotta al ballo.
E' vero c'era tanta gente. Non abbiamo potuto impedirne l'accesso.
 Siamo una spiaggia di 8.000 metri quadrati aperta su tutti i lati, siamo sul demanio, non c'è un ingresso, le persone possono accedere liberamente è impossibile impedirne l'ingresso e la legge ce lo vieta, ci vieta di di porre recinzioni, ci vieta di porre in essere quelle condizioni necessarie per impedire l'accesso  ma nello stesso tempo ci condanna lasciando impuniti molti altri che invece continuano ad organizzare eventi in contrasto con le ordinanze.
 Continuano sotto gli occhi di tutti,  Comandante della Polizia Municipale e  Sindaco compresi.

Continueremo a combattere le nostre battaglie.
Non possiamo tollerare che  passi  il messaggio che eravamo senza licenza.
Che il nostro lavoro era svolto a "scapito degli altri imprenditori" citando le parole del Sindaco.
Non è vero. 
La musica era spenta e non era in corso alcun trattenimento danzante.
Abbiamo ampiamente dimostrato l'insussistenza delle responsabilità che ci vengono addebitate e lo dimostreremo anche in appello.
Come per la penosa storia del piccolo capanno di legno .


Il piccolo capanno della Duna degli Orsi

martedì 30 aprile 2013

Dal 12 giugno Organic Temporary Store, un mercoledì da biologico . Seconda edizione . Duna degli Orsi



Dalla Terra al Mare.
Riparte il 12 giugno la 2° edizione del mercoledì da Biologico alla Duna degli Orsi.

Organic Temporary Store
Verdura e Frutta del territorio
Artigiani della Natura
Libertà e Qualità
Solo alla Duna poteva succedere, il primo stabilimento balneare italiano 100% biologico.

Anche per gli amici a 4 zampe.



Healthy Thinking
Healthy Eating


dunaorsi@gmail.com







lunedì 22 aprile 2013

Ravennanotizie.it - Ancisi (LpRa): "Se la Duna ha sbagliato pagherà ma..."

Ravennanotizie.it - Ancisi (LpRa): "Se la Duna ha sbagliato pagherà ma..."

IL metro di misura applicato alla Duna non sembra essere stato quello applicato dal medesimo corpo di polizia successivamente. Parla Alvaro Ancisi

Però il calcolo delle 3.000 persone non è stato fatto sull'area destinata al ballo, a cui l'autorizzazione è riferita, ma su tutta "l'area dello stabilimento", spiaggia (liberamente accessibile a tutti) compresa, addirittura fino alle dune. Ma "...il limite è stabilito solo per le persone intente a danzare nell'area predisposta mentre non rientrano in esso, e non vanno conteggiati, i soggetti presenti negli altri spazi dello stabilimento e lungo l'arenile" (scritto, in seguito, dalla responsabile della polizia commerciale della Polizia municipale stessa) e le capienze riguardano "un'area aperta ma circoscritta o 'pista da ballo'" (dall'assessore alla Polizia municipale). Dunque, il metro di misura applicato alla Duna non sembra essere stato quello applicato dal medesimo corpo di polizia successivamente.













http://ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=63769

Earth Day 2013 - The Face of Climate Change

venerdì 19 aprile 2013

"La verità è che è impossibile fare gli imprenditori in un posto dove se non sei allineato non ti fanno lavorare. " RomagnaNOI

La Duna degli Orsi potrebbe non aprire - RomagnaNOI


RAVENNA -

Stagione balneare ravennate ai nastri di partenza. Sui blocchi, tuttavia, potrebbe non presentarsi la Duna degli Orsi. Lo storico stabilimento di Marina di Ravenna - che porta questo nome dal 1986 e che della movida ‘da spiaggia’ romagnola ha scritto la storia a partire dalla seconda metà anni ‘90, ossia da quando la gestione Roberto Tondini-Manuela Francesconi ha importato sul nostro litorale la cultura dell’happy hour - rischia quest’anno di non aprire battenti ed ombrelloni.

Dopo aver segnato di fatto la storia recente della località balneare - entrando nel libro cult “100 spiagge da vedere nella vita” edito da Rizzoli - dal 25 aprile 2009, data spartiacque del cosiddetto ‘modello Marina’ - coincisa con la brusca frenata alla moda degli happy hour imposta dall’amministrazione - la Duna ha per prima (e per lungo tempo in solitudine) denunciato “l’inapplicabilità delle ordinanze ‘antisballo’ emesse dal sindaco Matteucci”. Dopo quel 25 aprile - segnato dall’affluenza record di giovani sul litorale e dalla sanzione allo stabilimento perché ‘privo di licenza da ballo’ - la Duna ha chiuso con feste ed iniziative culturali. Tra il noto bagno e l’amministrazione si è aperta una frattura insanabile. I titolari hanno rinunciato ad happy hour e danze - “perché, come spiegavano allora e ribadiscono oggi in coro - regolate da leggi ed ordinanze assurde e non rispettabili” - e convertito lo stabilimento in oasi del biologico e del benessere.

Quest’anno però - mentre si avvicina il 25 aprile, come sempre vero debutto della stagione - la Duna sembra non avere più le forze per riaprire: “Stiamo ragionando - spiega la Francesconi - il progetto legato al biologico funziona, ma purtroppo la guerra che ci è stata fatta in questi anni ci ha sfiancato, abbiamo esaurito energie e risorse. Vorremmo andare avanti - prosegue la Francesconi - ma poi quando ti guardi intorno e vedi che a Marinara è tutto concesso, che in centro a Ravenna c’è una discoteca dove si balla senza licenza, mentre a noi non danno nemmeno il permesso per fare il forno per le pizze, beh, poi ti cadono le braccia e arrivi al punto, considerate anche le elevate spese fisse, che dici ‘ma a me chi me lo fa fare?!’...”. Con la riapertura in bilico, oggi i titolari dello stabilimento saranno nuovamente in tribunale per quel famoso 25 aprile: “E’ ancora aperto - spiega Tondini - il procedimento relativo alla sanzione inflittaci per mancata tutela dell’incolumità pubblica, e stiamo parlando dell’unico locale al mondo dove non c’è mai stato bisogno del servizio d’ordine, dove non è mai successo nulla, locale sanzionato per mancato rispetto di leggi che non sono rispettabili. La verità - aggiunge Tondini - è che è impossibile fare gli imprenditori in un posto dove se non sei allineato non ti fanno lavorare. Purtroppo ribellarci al sistema ci è costato tutto quanto”.

Sinora, nonostante le difficoltà, lo stabilimento aveva continuato a lavorare. Con numeri ovviamente ben diversi dalle stagioni precedenti il 2009: “Una volta - puntualizza Tondini - davamo lavoro a 45 persone, i campeggi di Marina erano pieni di nostri clienti e questo nonostante nel 2009 il turismo fosse già in crisi. Per assurdo - prosegue il titolare - il sindaco diceva che c’era troppa gente, troppa gente in una località turistica, davvero incredibile”. Ora che a Marina la musica è cambiata - con le presenze turistiche da anni decisamente in flessione - la Duna si interroga sull’opportunità di proseguire la sua storica avventura imprenditoriale: “Le difficoltà ci sono, gli stimoli mancano - concludono in coro i titolari - vedremo, valuteremo”. Decisivi saranno anche gli incontri fissati con Cna Turismo, l’associazione di categoria cui è associata la Duna, e con la Cooperativa Spiagge. Mentre la vicepresidente della coop bagnini Bruna Montroni preferisce non rilasciare dichiarazioni prima del summit con i titolari, Nevio Salimbeni, responsabile turismo Cna spiega che l’incontro rientra nelle normali attività sindacali di Cna: “Ho contattato i nostri associati della Duna perché sapevo che c’erano difficoltà, faremo il possibile per evitare la chiusura”. (AnC)


P.S.


Ieri abbiamo provato l'insussistenza di responsabilità a nostro carico riguardo i fatti del 25 aprile.
Faremo appello contro la sentenza di condanna.
E' sempre la nostra parola contro quella del Comandante della Polizia Municipale che, ricordiamolo, dichiarò nel verbale che la musica era a tutto volume quando invece l'impianto stereo era spento.
E' come il Sindaco che può inventare impunemente 49 coma etilici.
E' la loro "parola".

Si apre la stagione fra pochi giorni.
Avremo modo di verificare l'applicazione del rigore nei confronti degli altri che organizzano eventi in barba alle ordinanze .



Dopo l'esito della sentenza di 1° grado il ricorso della Duna degli Orsi.


Preso atto dell’esito della sentenza di primo grado, preannunciamo ricorso in appello, confortati dall’avere chiaramente dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio e con prove testimoniali, l’insussistenza di nostre  responsabilità.  

giovedì 18 aprile 2013

Fra poco in tribunale il 25 aprile 2009 Duna degli Orsi , i pullman , la mail della polizia municipale, le pattuglie dov'erano?


Quel 25 aprile 2009  Marina di Ravenna  inaugurò la stagione estiva .
 Una data divenuta ormai un appuntamento nazionale consolidato che attirava decine di migliaia di turisti ogni anno.
 Una data che non poteva e non doveva  trovare impreparato chi ha il dovere ed il potere di  gestire  il traffico e la sicurezza pubblica.

I FATTI 

Nell'aprile del 2009  chiedemmo invano un incontro al Sindaco. 
Incontrammo quindi l'assessore alla Cultura Cassani per parlare della  9° edizione della Duna dei Libri e degli Orsetti ed incontrammo l'assessore al Turismo Corsini.
Il tema dell'incontro nell'ufficio del Turismo era ovviamente il ponte del 25 aprile : le  numerosissime telefonate di richiesta di informazioni da parte dei giovani che si preparavano a riempire la località, i problemi legati al traffico dell'anno precedente, e  come non farsi trovare impreparati.
Con l'assessore al Turismo parlammo anche del fatto che , nonostante presentassimo progetti edilizi in linea con il piano dell'arenile e simili ad altri approvati questi venivano regolarmente bocciati dalla commissione comunale di CQAP (Commissione per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio).  Stiamo parlando di un forno per la pizza, un palo per la telecamera, due pali per l'illuminazione, due tettoie per il ristorantino ed un gazebo. 
Semplici strutture  che nello stesso periodo venivano autorizzate ai nostri vicini.
Progetti presentati  in quanto "presentabili, secondo il piano dell'arenile" e bocciati per mere questioni "estetiche" o diciamo ora politiche.
Investimenti che avremmo sostenuto  volentieri per migliorare la nostra offerta ed il livello della qualità del servizio al nostro cliente,  per poter proseguire la nostra rassegna culturale  anche nei giorni di maltempo o  per partecipare al fantomatico "Mare d'inverno" ma sempre rispettando la nostra filosofia di minimo impatto ambientale e di rispetto per il territorio.

Quale danno all'ambiente  potrebbe creare un semplice forno per la pizza  od una telecamera di sorveglianza? Od un gazebo in legno ?
In quegli anni abbiamo visto crescere stabilimenti balneari a 2 piani, nascere ex nuovo strutture con tetti in paglia a falda (fino a qualche tempo prima assolutamente impensabili) o Marinare in cemento di cui tutti conoscono le sorti. Sulla base di quale principio di "estetica" si autorizza una marina da cui non si vede il mare?
Mentre alla Duna non autorizzavano gli altri costruivano ed inauguravano ristoranti di 600m2 sul demanio senza autorizzazioni (leggiamo il blog di Vitali Luigi su Marinara*) od ampliavano le loro strutture appoggiando le politiche delle ordinanze del sindaco pur non rispettandole.

Nonostante la crisi turistica nazionale  Marina di Ravenna era in controtendenza.  Marina di Ravenna aveva il problema opposto. Riempiva. 
Il 2009 fu l'anno del terremoto, del grande freddo invernale e tutta l'Italia si stava preparando a quel famoso lungo ponte. Gli alberghi segnalavano il tutto esaurito per la stagione, gli appartamenti e la case in affitto pure, la gestione dei campeggi si stava preparando ad aprire tutte le 4 strutture dei lidi solo per quel ponte, sulla stampa uscivano articoli che ricordavano il ponte del 2008.
L'associazione di categoria Confesercenti aveva incontrato il 20 aprile l'assessore al turismo ,  le richieste di apertura della stagione, di inizio attività degli stabilimenti balneari potevano essere presentate solo dopo l'uscita dell'ordinanza a fine aprile.
E così fu anche quel 2009.
Presentammo la nostra richiesta insieme agli altri stabilimenti tramite l'ufficio di Confesercenti.

Tutti sapevano o potevano immaginare  che sarebbero arrivati molti più turisti degli anni precedenti e noi  scrivemmo manifestando la nostra preoccupazione .
Incontrammo ed inviammo una mail al comandante dei lidi della polizia municipale e lo avvisammo dell'arrivo di migliaia di giovani e di decine di pullman.
La polizia municipale prontamente ci rispose  che avrebbero provveduto a gestire l'arrivo dei pullman e che il Sindaco ed il Comandante Rossi erano stati avvisati.

Come ben sapete quel giorno  non si videro pattuglie  a gestire il traffico.
Anzi, quelle che c'erano furono tolte per ammissione dello stesso sindaco presente a Marina di Ravenna fin dalle ore 17 insieme al suo comandante , il sindaco  poi negò persino di sapere dell'arrivo dei pullman  sia in consiglio comunale che nella circoscrizione del mare dove venimmo accusati di essere i furbetti, di essere "malati" per  avere  un progetto innovativo sulla sicurezza durante il divertimento.
Dopo il servizio di emergenza in moto inventammo anche il progetto soccorso Duna (gli infermieri nei luoghi del divertimento con sicurezza, professionalità e  prevenzione ed ovvio risparmio di denaro pubblico).

Il 27 aprile 2009 ci telefonò un giornalista annunciando che eravamo indagati, che il comandante della polizia municipale aveva chiesto alla Procura il sequestro del nostro stabilimento balneare e che dal verbale risultava che la musica era a tutto volume  e che erano presenti 3000 persone .
Ebbene la musica era spenta e nessuno ballava.

Da quel giorno la nostra vita è cambiata.
Ci siamo sospesi per proteggerci dagli abusi.
Abbiamo protestato nell'indifferenza generale .

Quel giorno tutta la località superava ogni genere di capienza . Fu un evento straordinario.
Ma solo la Duna fu presa di mira. Solo la Duna fu iscritta al registro degli indagati.
Nessuno si domandò ad esempio il motivo per cui la località fu abbandonata a se stessa nonostante il Sindaco con il suo comandante fossero presenti ( lo dichiarò lui stesso che era presente dalle 5 del pomeriggio). 
Semplice, banale ed economica la soluzione: chiudere la strada per far defluire il traffico in uscita.
Il Sindaco arrivò a dichiarare nell'agosto 2011 a Rai3 che quel giorno ci furono 49 chiamate per coma etilico.  Un dato assolutamente FALSO smentito due anni fa scorso consigliere comunale Vandini del movimento 5 stelle che tramite l'accesso agli atti al 118 ha potuto dimostrare l'infondatezza della dichiarazione del sindaco. .

Il Sindaco cominciò a farsi fotografare sotto l'insegna della Duna degli Orsi nella sua famosa  battaglia all'illegalità  proclamando ordinanze che vietando il ballo dovevano impedire la diffusione dello sballo.
 Ci chiamava "furbetti dello sballo, coloro che danneggiando gli altri imprenditori si arricchivano sulla pelle dei giovani ".
Disse che un bagno con gli infermieri ed i defibrillatori ha qualcosa di sbagliato, è un bagno malato.

Le  ordinanze del Sindaco sono irrispettabili. 
Ormai lo sanno tutti che non si possono rispettare. E che nessuno le rispetta.

L'unico modo per rispettarle è sospendere gli eventi  come ha fatto Duna degli Orsi.
Ordinanze che non solo non hanno impedito il diffondersi dello sballo e del degrado ma che hanno svuotato la località lasciando a casa almeno 1000 lavoratori stagionali ed inginocchiato molti degli imprenditori delle 4 località che vivevano del turismo giovanile e dell'indotto che esso  creava.

Quei turisti che riempivano le case in affitto, gli alberghi, i ristoranti,  quei turisti che muovevano l'economia ormai stanchi di essere definiti popolo di sballati  hanno lasciato da tempo  Marina di Ravenna preferendo località turistiche più competitive nell'offerta e più gentili  nell'ospitalità del cliente, località dove l'arrivo di pullman  non è proibito e dove i servizi pubblici fondamentali funzionano.